
FRAGILITY PUBLIC PROGRAM Sul rischio del venir meno. Arte e follia di fronte all’impermanenza
16.04.2026
Roberto Viglino
Il rischio della fine. Arte e follia di fronte all’impermanenza.
Il rischio che l’Io e il Mondo finiscano è un compagno segreto che accompagna la vita, un’angoscia che ci distoglie dal presente per rimpiangere il passato, per temere il futuro, oper desiderarlo. Epicuro diceva che siamo più disgraziati degli animali perché soffriamo per quel che non c’è più o che non c’è ancora. E a furia di vivere, aspettando qualcosa di meglio, moriamo. Per questo un dio antico a malincuore ci confidò che bene supremo per l’uomo sarebbe non nascere, o in alternativa morire al più presto. L’uomo nasce come specie con l’acquisizione della tecnica e da subito la applica alla diluizione e alla rimozione dell’angoscia della fine, creando miti, religioni, magia, scienza. Mille saperi che con le loro liturgie che ci aiutano a sopravvivere. Tecniche che possono fallire e abortire in costruzioni autistiche che chiamiamo follia o che possono trovare nell’arte il sommo dei compimenti. Così lesse la nascita della tragedia Nietzsche, all’inizio della sua parabola. Questi sono i binari nel cui solco confrontiamo esperienza psicopatologica ed esperienza artistica.
Roberto Viglino: dopo la laurea in Medicina e Chirurgia si è specializzato in Psichiatria (unico indirizzo che gli avrebbe permesso di coltivare anche all’interno dell’ambito professionale i suoi interessi in campo filosofico, artistico, antropologico). Per questo motivo è anche diventato psicoanalista junghiano. Ha diretto, per gran parte della sua vita professionale, il Centro di Salute Mentale di Galliate dell’ASL Novara cercando di porre il rispetto per le persone al centro dell’operato.
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